La calligrafia nell’esposizione di un Bonsai.

Articolo di Edoardo Rossi.

Per chi non ne conosce le caratteristiche non è facile comprendere la bellezza e l’importanza di un’opera calligrafica nella forma classica giapponese Sho-doo.

Essa è determinata da diversi fattori, tra cui il significato del testo (che rappresenta il problema interpretativo più evidente), lo stile utilizzato per rappresentarlo, l’effetto prodotto dalla diversa intensità dell’inchiostro e dalla forma e misura dei diversi pennelli impiegati per produrre il tratto, i rapporti tra il nero del segno e lo spazio che lo contiene, la forma e il posizionamento del sigillo (o dei sigilli), il tipo di carta o stoffa utilizzate e il supporto più o meno decorato usato come cornice.

Per quanto riguarda l’esposizione di un bonsai o di un suiseiki diviene fondamentale l’equilibrio tra l’elemento esposto, che deve divenire il soggetto dominante della composizione, e l’opera calligrafica.

Spesso il bonsaista occidentale utilizza l’elemento calligrafico senza conoscere nessuna delle caratteristiche sopra citate (normalmente il risultato finale suscita perplessità nel maestro giapponese), pertanto la Nippon Bonsai Sakka Kyookai Europe ha proposto ai suoi soci degli incontri su questo argomento. Il primo è stato effettuato nel settembre 2005, ed ha avuto come relatori il professor Giangiorgio Pasqualotto (docente di storia della Filosofia ed Estetica alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Padova e Filosofia delle Culture al Master in Studi Interculturali presso la medesima Facoltà), il maestro di calligrafia Norio Nagayama (definito in Giappone “maestro non più giudicabile”), il secondo è stato effettuato nel marzo 2006, durante il congresso italiano ospitato dalla manifestazione “Higan” (www.Higan.com) ad Abano Terme. Il maestro Tomio Yamada, presidente della Nippon Bonsai Sakka Kyookai e uno delle massimi esperti mondiali nel campo del bonsai tradizionale (vedi Bonsai & News marzo-aprile 2006) e il Maestro Norio Nagayama hanno collaborato nella realizzazione di alcuni allestimenti in forma classica in un tokonoma appositamente preparato, supportati dalla traduzione del professor Aldo Tollini (Professore associato di Lingua giapponese classica presso il Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale all’Università di Venezia “Ca’ Foscari”).

Il maestro Yamada ha scelto tre alberi molto diversi uno dall’altro che gli hanno suggerito delle emozioni che ha tradotto con alcune frasi e poesie della tradizione giapponese.

Il maestro Nagayama ha interpretato il pensiero del maestro Yamada, le sensazioni comunicate da ogni bonsai e dalla stagione realizzando al momento per ciascuna esposizione un’opera calligrafica utilizzando stili diversi.

Il primo albero scelto è stato un glicine che portava ancora i tipici baccelli invernali e contemporaneamente i boccioli dei fiori già sfumati dal bel colore tipico. Il maestro Yamada ha scelto una frase molto significativa e ben augurale: “Questo ambiente è colmo di energia positiva”. Il Maestro Nagayama ha sviluppato questo tema realizzando un’opera in uno stile che ha definito “arcaico” con l’utilizzo di uno stile calligrafico piuttosto duro, con dei tratti severi e molto definiti, che secondo il suo punto di vista bene si armonizzavano con i frutti pendenti del glicine.
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Nella seconda esposizione il Maestro Yamada ha scelto un olmo e ha chiesto al maestro Nagayama di interpretare una poesia della tradizione giapponese: “All’inizio della primavera andando per il giardino senza parlare”. Qui il maestro Nagayama ha composto l’opera utilizzando uno stile sempre formale ma più leggero e morbido, non utilizzando gli ideogrammi cinesi Kanji ma la forma fonetica Kana.

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Per la terza esposizione Il Maestro Yamada ha scelto un pino in stile Bunjin al quale ha abbinato la frase di scuola buddista: “Sulla cima della montagna d’inverno sta solo, magnifico, un pino”. Secondo la tradizione e filosofia buddista il pino solitario sulla cima della montagna, mentre tutto intorno è coperto di neve e gli altri alberi si spogliano, nella sua bellezza austera rappresenta colui che praticando lo Zen riesce a distaccarsi dalle cose grevi della vita mantenendo puro il suo spirito. Il maestro Nagayama ha realizzato la sua opera nello stile così detto “delle erbe” uno stile molto fluido e libero in cui la parte artistica del segno è molto evidente.

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Gli abbinamenti presentati nella dimostrazione hanno comunicato agli spettatori fortissime emozioni, aprendo una finestra su un mondo sconosciuto e facendo comprendere l’importanza del corretto abbinamento dell’elemento calligrafico agli altri elementi presenti nel tokonoma.

Svilupperemo ulteriormente questo tema della calligrafia nell’esposizione del bonsai, con l’aiuto di esperti a livello internazionale, nella prossima edizione del congresso italiano della Nippon Bonsai Sakka Kyookai Europe, che verrà nuovamente ospitato dalla manifestazione “Higan” nel mese di marzo 2007.

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