Suijin

Member

Mr. Igor Carino

Classification

Object Stone – Keisho seki
Human shaped stone – Sugata ishi

Poetic name

“Suijin”
God of water

Origin

Japan (Kamuikotan – Hokkaido)

Measurements (cm)

L 15 – D 7,5 – H 20

Hokkaido, the northernmost of the main islands of the Japanese archipelago, is known for its beautiful black suiseki from the Kamuikotan region and the Ishikari River.

This stone belonged to Yoshida Yukihiro (1944–2012), one of the most renowned stone collectors in Hokkaido. Yoshida Yukihiro adopted the artist name Yoshida Bonseki, a name very familiar among suiseki enthusiasts.

Thanks to his reputation as the foremost authority on stones from Hokkaido and to the quality of the stones he collected, his stones became highly sought after by Japanese connoisseurs. Although his bases are not on the same level as those made by professional carvers, they can be recognized by his signature on each base and by his distinctive style. He and other Hokkaido carvers preferred native linden wood over harder imported woods, making the daiza they produced immediately recognizable.

Spiritual meaning

Suijin is not a single deity with a defined face, but a sacred principle representing:
– water as a vital force
– purity
– constant change
– the ability to adapt without resistance
Suijin embodies the divinity of flow, transformation, and purity.
A famous Zen principle says:
“Be like water: formless, yet capable of taking any form.”


Landscapes of water

“By virtue of its liquid state, water is free from all constraints and has the ability to transform itself and assume any form. It is never the same and represents the flow of eternal becoming.”

This statement holds true at any latitude and in any culture, as it captures one of the fundamental qualities of water: its dynamic nature, constantly changing and perpetually in motion.
Water possesses no form of its own, yet it takes on the shape of the space that contains it; it offers no resistance, yet over time it reshapes even the hardest structures. Within this paradox — apparent fragility and persistent strength — lies one of its deepest symbolic meanings: continuous change, adaptability, patience, and impermanence.

In Japanese thought, these qualities find particularly fertile ground. In a land shaped by the dominant presence of mountains and the ceaseless action of flowing waters, movement becomes a daily experience and an ordering principle. Water is the source of life, an instrument of purification, a force that sculpts the landscape, and a metaphor for universal becoming.

In suiseki, water is often represented directly, yet it also reveals itself through the forms it has created: cavities, grooves, smoothed surfaces, and profiles shaped by time. The stone thus becomes a silent witness to its passage, a tangible memory of a slow and uninterrupted process that transforms matter and invites the viewer to deep contemplation.

It is from this perspective that water has been chosen as the guiding theme of this exhibition: not merely as a natural element, but as a formal, symbolic, and spiritual principle, capable of uniting the different expressions of stone landscapes and suggesting a unified path of interpretation.

Socio

Igor Carino

Classificazione

Pietra oggetto
Pietra figura – Sugata ishi

Nome poetico

“Suijin”
Divinità delle acque

Origine

Giappone (Kamuikotan – Hokkaido)

Dimensioni (cm)

L 15 – D 7,5 – H 20

Hokkaido, la più settentrionale delle principali isole dell’arcipelago giapponese, è nota per il suo bellissimo Suiseki nero proveniente dalla regione di Kamuikotan e dal fiume Ishikari. Questa pietra è appartenuta a Yoshida Yukihiro (1944-2012), uno dei più noti collezionisti di pietre di Hokkaido. Yoshida Yukihiro adottò il nome d’artista Yoshida Bonseki, un nome molto familiare tra gli appassionati di suiseki.

Grazie alla sua reputazione come massima autorità sulle pietre di Hokkaido e alla qualità delle pietre che raccoglieva, le sue pietre sono diventate molto ricercate tra gli intenditori giapponesi. Sebbene le sue basi non siano pari a quelle realizzate da intagliatori professionisti, si riconoscono dalla sua firma su ciascuna base e dal suo stile. Lui e altri intagliatori di Hokkaido preferivano il legno nativo di tiglio rispetto a quelli importati più duri, in questo modo i daiza realizzati sono immediatamente riconoscibili.

Significato spirituale.

Suijin non è una singola divinità con un volto preciso, ma un principio sacro che rappresenta:
– l’acqua come forza vitale
– la purezza
– il cambiamento continuo
– la capacità di adattarsi senza opporsi
Suijin rappresenta la divinità del fluire, della trasformazione e della purezza.
Un famoso principio zen dice:
“Sii come l’acqua: senza forma, ma capace di ogni forma.”


Paesaggi dell’acqua

“Per il suo stato liquido l’acqua è libera da qualsiasi vincolo ed ha la capacità di trasformarsi e assumere qualsiasi forma. Non è mai uguale a sé stessa e rappresenta il flusso dell’eterno divenire.”

Questa affermazione conserva la propria validità a qualsiasi latitudine e in qualsiasi cultura, poiché coglie una delle qualità fondamentali dell’acqua: la sua natura dinamica, mutevole, in costante trasformazione.

L’acqua non possiede una forma propria, ma assume quella dello spazio che la accoglie; non oppone resistenza, ma con il tempo modella anche le strutture più solide. In questo paradosso — fragilità apparente e forza persistente — risiede una delle sue più profonde valenze simboliche: il cambiamento continuo, l’adattamento, la pazienza, l’impermanenza.

Nel pensiero giapponese queste qualità trovano un terreno particolarmente fertile. In un territorio segnato dalla presenza dominante delle montagne e dalla costante azione delle acque, il fluire diviene esperienza quotidiana e principio ordinatore. L’acqua è sorgente di vita, strumento di purificazione, forza che scolpisce il paesaggio e metafora del divenire universale.

Nel suiseki, l’acqua spesso è rappresentata in modo diretto ma essa si manifesta anche attraverso le forme che ha generato: cavità, solchi, superfici levigate, profili armonizzati dal tempo. La pietra diventa così testimonianza silenziosa del suo passaggio, memoria tangibile di un processo lento e ininterrotto, che trasforma la materia e invita l’osservatore a una contemplazione profonda.

È in questa prospettiva che l’acqua è stata scelta come filo conduttore della presente esposizione: non come semplice elemento naturale, ma come principio formale, simbolico e spirituale, capace di unire le diverse espressioni del paesaggio in pietra e di suggerire un percorso di lettura unitario.